Che cos’è la Sindrome di Sanfilippo

Che cos’è la sindrome di Sanfilippo e chi colpisce?

Il suo vero nome è mucopolisaccaridosi di tipo III: è un disturbo genetico che colpisce principalmente il cervello e il midollo spinale (sistema nervoso centrale) e porta alla neurodegenerazione, cioè al deterioramento della funzione neurologica.

La sindrome è causata dalla mancanza di un enzima che normalmente si rompe e ricicla una grande e complessa molecola di zucchero chiamata solfato di eparano, che, accumulandosi, provoca danni alle cellule del sistema nervoso centrale, incluso il cervello.

Chi è colpito da questo disturbo, infatti, può presentare gravi sintomi neurologici, come demenza progressiva, comportamenti aggressivi, iperattività, convulsioni, sordità, perdita di visione e insonnia.

Le varianti della sindrome di Sanfilippo

Si riconoscono 4 sottotipi della sindrome:

  1. Mucopolisaccaridosi tipo IIIA (Sindrome di Sanfilippo tipo A)
  2. Mucopolisaccaridosi tipo IIIB (Sindrome di Sanfilippo tipo B)
  3. Mucopolisaccaridosi Tipo IIIC (Sindrome di Sanfilippo tipo C)
  4. Mucopolisaccaridosi tipo IIID (Sindrome di Sanfilippo tipo D)
TipoGeneEnzima
Mucopolisaccaridosi tipo IIIASGSH N-sulfoglucosamina solfoidrolasi
Mucopolisaccaridosi tipo IIIBNAGLU N-acetil-alpha-glucosaminidasi
Mucopolisaccaridosi Tipo IIICHGSNAT Eparano-alfa-glucosaminide N-acetiltransferasi
Mucopolisaccaridosi tipo IIIDGNS N-acetilglucucosamina 6-solfatasi

Ogni tipo è causato da una mutazione in un gene diverso (come da tabella). Anche se tutti i tipi sono associati al deterioramento mentale, la gravità e il tasso di progressione dipendono dal particolare tipo di mucopolisaccaridosi.

Cause della sindrome di Sanfilippo

Sono le mutazioni nei geni SGSH, NAGLU, HGSNAT e GNS a causare la sindrome di Sanfilippo, poiché riducono o eliminano la funzione enzimatica.

In tutti e 4 i sottotipi della mucopolisaccaridosi una variazione genetica comporta un’incapacità di abbattere correttamente il solfato di eparano, che si accumula nei tessuti del corpo. Quindi queste variazioni genetiche interrompono la normale attività dei lisosomi nelle cellule umane.

I lisosomi contengono enzimi, cioè proteine specifiche responsabili della rottura e del riciclaggio di molecole come grassi e zuccheri. Ai pazienti colpiti dalla sindrome di Sanfilippo manca uno di questi enzimi necessari o non ne ha in quantità sufficienti.

Questa sindrome è ereditata in un modello autosomico recessivo, quindi un bambino affetto da questo disturbo ha ricevuto da ciascuno dei suoi genitori una copia difettosa del gene responsabile della produzione enzimatica.

Sintomi della mucopolisaccaridosi di tipo III

Chi viene colpito dalla sindrome di Sanfilippo non mostra alcuna caratteristica alla nascita, ma inizia a presentare segni e sintomi del disturbo durante la prima infanzia.

I bambini affetti riscontrano spesso ritardi nella parola o problemi di comportamento. Possono diventare irrequieti, ansiosi o aggressivi e presentare anche alcune caratteristiche del disturbo dello spettro autistico, condizione caratterizzata da difficoltà con interazioni sociali e comunicazione. Molto comuni sono anche i disturbi del sonno.

La mucopolisaccaridosi provoca progressiva disabilità intellettiva e regressione dello sviluppo (perdita di competenze acquisite in precedenza). Nelle fasi successive del disturbo le persone possono sviluppare convulsioni e disturbi del movimento.

Incidenza della sindrome di Sanfilippo

La sindrome è classificata come malattia rara con un’incidenza compresa fra 0,28 e 4,1 casi per 100.000 nascite. Il sottotipo IIIA è il più comune, è osservato in molte nazioni settentrionali e orientali e colpisce circa 1 bambino su 100.000; è particolarmente comune nelle Isole Cayman, con un’incidenza stimata fino a 1 su 400 nascite. Il sottotipo B colpisce invece 1 bambino su 200.000. 

In alcuni paesi dell’Europa meridionale il sottotipo B è stato segnalato più comune di A. I sottotipi IIIC e IIID sono più rari e hanno incidenze riportate rispettivamente di circa 1 su 1,5 milioni e 1 su 1 milione di nascite. Il sottotipo D ha una prevalenza più alta del solito nelle popolazioni italiane e turche.

Cure e trattamenti

Non esiste un trattamento specifico per la sindrome di Sanfilippo né terapie approvate per invertirne gli effetti.

Gli approcci attuali implicano la collaborazione tra gli specialisti per gestire sintomi specifici della malattia.

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