cardiovascolare

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Raggiungere il Target LDL: quanti ostacoli?

Uno chef di 67 anni, con ipertensione, in trattamento con ACE-inibitori da cinque anni, è stato sottoposto a visita medica a causa di un dolore toracico. Gli è stato diagnosticato uno STEMI anteriore ed è stato dimesso con i farmaci prescritti. Nonostante le modifiche apportate al regime farmacologico per diversi mesi, i risultati non sono stati raggiunti. Il medico ha deciso di provare la somministrazione di acido bempedoico al posto di ezetimibe.

Cardiopatia aterosclerotica e rischio cardiovascolare residuo

Il paziente, un uomo di 52 anni moderatamente iperteso, con uno stile di vita sedentario e una precedente anamnesi di infarto del miocardio, è stato ricoverato in ospedale e trattato con diversi farmaci. Nonostante sia stato sottoposto a diverse procedure mediche, le sue condizioni di salute sono peggiorate con ulteriori complicazioni, che hanno richiesto l’inizio della terapia con acido bempedoico.

Il paziente cardiopatico ischemico

Un paziente maschio di 67 anni con anamnesi di ipertensione e insufficienza respiratoria è stato sottoposto a PCI per STEMI e 2 DES nel 2019. In una recente visita di controllo, gli sono stati somministrati diversi farmaci per il cuore e gli è stato chiesto di sottoporsi a una tc cardio controllata. Gli esami del sangue hanno mostrato miglioramenti promettenti dopo tre mesi di trattamento, in particolare nei livelli di colesterolo e trigliceridi, anche se al paziente è stato consigliato un monitoraggio regolare.

Strategie terapeutiche e sfide cardiovascolari in un paziente anziano

Un uomo di 79 anni con un’anamnesi di infarto miocardico, rivascolarizzazione miocardica, angina da sforzo e ipertensione, tra le altre cose, mostra tolleranza alla terapia con acido bempedoico, finalizzata a mantenere le LDL sotto i 55 mg/dl. Nonostante l’intolleranza ad alcuni trattamenti, i suoi dati clinici indicano un significativo margine di miglioramento.

Placca aterosclerotica e colesterolo: tecnologia e clinica

Gli studi di “imaging” coronarico hanno dimostrato da tempo che un colesterolo delle LDL particolarmente basso e mantenuto nel tempo si accompagna ad una riduzione del volume delle placche aterosclerotiche; il che significa una riduzione delle stenosi arteriose provocate dalle placche stesse.
Questa regressione è risultata proporzionale alla riduzione del colesterolo delle LDL. Si tratta in definitiva della “regressione” della malattia, una richiesta che molto spesso viene fatta dai pazienti.
Un recente contributo sperimentale ha ulteriormente definito questo processo di regressione, che viene approfondito nel seguente articolo.

I nuovi farmaci antidiabetici sono una conquista per il cuore

L’articolo analizza i cambiamenti intervenuti nei farmaci per il diabete, da quelli che riducono l’emoglobina glicosilata a quelli che gestiscono gli eventi cardiovascolari. L’avvento degli inibitori del cotrasportatore sodio/glucosio 2 (SGLT2) nel 2015 ha portato a una significativa riduzione degli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti diabetici. Una nuova classe di farmaci, le incretine, ha mostrato risultati promettenti nella regolazione di varie funzioni corporee, tra cui la secrezione di insulina. La disponibilità di terapie efficaci per lo scompenso cardiaco, come dimostrato dagli studi con Semaglutide, ha portato a un ripensamento dell’approccio terapeutico per la gestione del diabete

Il moderno approccio terapeutico al paziente con diabete mellito ad elevato rischio cardiovascolare ed all’obesità

La prevalenza globale del diabete di tipo 2 (DM2) è destinata ad aumentare da 425 milioni di persone a 629 milioni entro il 2045, diventando così una pandemia del XXI secolo. Sia l’obesità che il DM2 svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo di patologie come l’insufficienza cardiaca. I farmaci antidiabetici di recente introduzione, come gli agonisti del recettore GLP1 semaglutide e liraglutide, hanno mostrato effetti promettenti sulla perdita di peso, sulla riduzione del rischio cardiovascolare e hanno potenziali benefici nella gestione del DM2.

L’importanza di avere un farmaco efficace e maneggevole nel trattamento orale della dislipidemia

Nonostante l’introduzione di farmaci biologici come gli inibitori della PCSK9 e il siRNA inclisiran, il controllo del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL-C) rimane inadeguato in Europa e in Italia. Gli studi dimostrano che nuove molecole, come l’acido bempedoico, promettono di migliorare il controllo, soprattutto per i pazienti intolleranti alle statine. L’acido bempedoico inibisce la biosintesi epatica del colesterolo ed evita gli effetti collaterali muscolari negativi, rendendolo una valida alternativa per i pazienti intolleranti alle statine. Le combinazioni di trattamento che includono l’acido bempedoico hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDL, rendendolo un’importante aggiunta all’arsenale terapeutico.

GLP1-RA e diabete: dal continuum cardiovascolare al continuum di opportunità

Nel 2040, circa 640 milioni di adulti soffriranno di diabete in tutto il mondo, aumentando significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, recenti sviluppi medici promettono di ridurre questi esiti negativi. Un esempio è la semaglutide, un agonista del recettore del peptide glucagone-simile-1 che aiuta a regolare l’omeostasi del glucosio e a controllare la fame, favorendo così la perdita di peso e riducendo l’infiammazione cardiovascolare. Un intervento precoce, un’assistenza completa e l’attenzione a nuovi farmaci come il semaglutide possono migliorare i risultati dei pazienti e prevenire la progressione della malattia.

Fattori di rischio e prevenzione della fibrillazione atriale: a cosa bisogna prestare attenzione

Tra i vari fattori di rischio per la fibrillazione atriale vi sono il colesterolo alto, l’ipertensione, il fumo, il consumo eccessivo di alcol, una dieta scorretta, l’apnea notturna, i difetti cardiaci congeniti, il diabete e l’età avanzata. Studi recenti hanno dimostrato che la prevenzione dell’infiammazione atriale e della fibrosi post-operatoria può aiutare a prevenire la FA. Biomarcatori come la troponina cardiaca e il fattore di crescita differenziante-15 sono associati a un rischio maggiore di emorragie maggiori legate agli anticoagulanti. L’obiettivo è una stratificazione accurata dei pazienti ad alto rischio.

Malattia cardiovascolare, ipertensione arteriosa e diabete mellito: il punto sui beta bloccanti

I β-bloccanti sono protagonisti assoluti della terapia del paziente con malattia cardiovascolare. Con la diffusione di eccellenti ed innovativi farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, i β-bloccanti sono stati però messi in discussione relativamente al trattamento di prima linea. Alcuni dubbi sono stati sollevati nei confronti del loro uso nel paziente iperteso e nel diabetico.
Alcune meta-analisi hanno infatti mostrato come i β-bloccanti potessero essere meno favorevoli rispetto ad altre classi di farmaci per quanto attiene la mortalità totale, gli eventi cardiovascolari e gli esiti dell’ictus.

Colesterolo LDL e prevenzione primaria

La prevenzione primaria cardiovascolare resta ad oggi poco trattata dalle linee guida delle principali società scientifiche ed è ancora oggetto di diverse discussioni. Il medico pratico molto spesso si trova di fronte a pazienti sani per i quali è necessario prendere decisioni di medicina preventiva con interventi che possono andare dai semplici consigli “igienico-dietetici” fino all’uso di farmaci. Per questa tipologia di pazienti le linee guida classiche fanno riferimento al calcolo del rischio cardiovascolare e forniscono suggerimenti non sempre facilmente applicabili.

Lipoproteina (a) e calcio coronarico: fattori di rischio

Possono essere utili i risultati di un recente studio che ha valutato in soggetti sani quale sia il ruolo di Lp(a) e del calcio coronarico quali fattori indipendenti di rischio vascolare. Lp(a) è un parametro geneticamente determinato: può bastare una sola determinazione nella vita di un paziente, in quanto le sue variazioni (anche per effetto dei farmaci) sono per lo più modeste. Il calcio coronarico è un marcatore molto specifico di progressione di aterosclerosi

Diabete oggi: che fare?

Nel corso degli ultimi anni la prevenzione delle malattie cardiovascolari nei pazienti diabetici ha beneficiato di importanti novità soprattutto sul piano farmacologico.
Alla luce dei recenti progressi appare appropriato fare il punto della situazione.

Lipoproteina (a): considerazioni biochimiche e analisi degli studi

Quanto incide la Lipoproteina(a) sul rischio cardiovascolare? Identificata da Kare Berg all’inizio degli anni Sessanta, la lipoproteina(a) è una glicoproteina simile al plasminogeno e sintetizzata dal fegato. È costituita dal legame tra l’apolipoproteina (apo)B e la glicoproteina apo(a) ed ha una bassa densità simile a quella della lipoproteina LDL, dalla quale si differenzia appunto per la presenza di apo(a). Apo(a) è caratterizzata da ripetizioni di una struttura insolita detta ‘kringle’ […]

Tetralogia di Fallot

La tetralogia di Fallot consiste in una combinazione di 4 difetti cardiaci congeniti, quindi presenti alla nascita: difetto del setto ventricolare, stenosi polmonare, ipertrofia ventricolare destram dilatazione e spostamento dell’aorta.
Analizziamo i sintomi, le varie complicazioni ed i trattamenti di questa condizione

FAD – La Gestione cronica del Paziente complesso

FAD Asincrona num 3293-345102 – 10 Crediti ECMDal 30 Maggio al 30 Novembre 2022 L’evento è aperto a 750 Medici ChirurghiPer i Soci SISMED in regola con la quota d’iscrizione la partecipazione all’evento è gratuita Clicca qui per l’iscrizione online Programma Scientifico MANAGEMENT DELLE PATOLOGIE BRONCO POLMONARI E VASCOLARI PERIFERICHE NELLA PRATICA CLINICA IN EPOCA COVID Suscettibilità Individuale e genetica dell’ospite nel COVID-19 – Giuseppe Novelli  – 16,05  min BPCO […]

Olio di oliva: un salvavita?

L’olio di oliva contiene in grande quantità acido oleico (un acido grasso monoinsaturo) ed altri minori composti come la vitamina E e diversi polifenoli. Questo olio è certamente presente nella alimentazione delle popolazioni mediterranee, ma che effetti ha ?

Aterosclerosi sub-clinica: qualche informazione in più

Lo studio PESA è uno studio longitudinale effettuato su 4184 dipendenti di una banca volto ad esaminare i parametri biologici e comportamentali associati con lo sviluppo della aterosclerosi sub-clinica.
Attraverso le analisi, condotte con tecniche di imaging cardiovascolare ormai molto diffuse, si indaga sugli esordi della malattia aterosclerotica in una coorte di individui (63% uomini e 37% donne) di età mediamente adulta in soggetti a basso rischio.

Il lungo percorso della riduzione della malattia aterosclerotica

La vasta pubblicazione di studi epidemiologici, la possibilità di interventi emodinamici più precoci e la disponibilità di terapie farmacologiche sempre più efficaci hanno permesso le migliori strategie sia nella riduzione degli eventi secondari che in prevenzione primaria cardiovascolare. Ciò nonostante, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, con il 44% dei decessi che possono essere riconducibili a cause ad esse connesse.

È tempo di cambiare: rivisitazione dello studio DECLARE-TIMI 58

Nello studio DECLARE-TIMI-58 sono stati studiati 17.160 pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, di cui 10.186 senza malattia vascolare accertata, seguiti per una mediana di 4.2 anni. È di particolare interesse speculativo la rivisitazione pre-specificata dello studio, in cui i pazienti sono stati categorizzati in accordo al filtrato glomerulare , il rapporto albuminuria/creatininuria ed il punteggio per malattia renale cronica ottenuto usando i parametri precedenti

Stress e rischi cardiovascolari

Può lo stress portare a malattie cardiovascolari?
Lo stress può derivare da varie cause, sia fisiche che emotive, ma anche di altra natura esterna.
Ogni persona gestisce lo stress in modo diverso: il modo in cui reagisce a situazioni stressanti può portare a un’ampia varietà di problemi di salute.

Progetto Cardiologia One Stop Service – COSS

Offrire al paziente risposte adeguate attraverso la definizione di un percorso diagnostico terapeutico basato sull’approccio per problemi e che preveda l’erogazione di prestazioni cardiovascolari possibilmente nello stesso Poliambulatorio ed in tempi brevi e garantire la compiutezza dei suoi percorsi diagnostico-terapeutici, evitando dispersioni, doppioni e disagi.

Il rischio cardiovascolare e gli obbiettivi terapeutici

Si calcola che entro 10 anni per 100 pazienti che si trovano in una classe di rischio alto, secondo le attuali linee guida sulle dislipidemie ed il rischio cardiovascolare, ve ne saranno da 5 a 10 che moriranno per un primo evento fatale aterosclerotico. In questa categoria nello stesso arco di tempo vi saranno da 15 a 30 uomini e da 20 a 40 donne che andranno incontro ad un […]