colesterolo

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Cardiopatia aterosclerotica e rischio cardiovascolare residuo

Il paziente, un uomo di 52 anni moderatamente iperteso, con uno stile di vita sedentario e una precedente anamnesi di infarto del miocardio, è stato ricoverato in ospedale e trattato con diversi farmaci. Nonostante sia stato sottoposto a diverse procedure mediche, le sue condizioni di salute sono peggiorate con ulteriori complicazioni, che hanno richiesto l’inizio della terapia con acido bempedoico.

Il paziente cardiopatico ischemico

Un paziente maschio di 67 anni con anamnesi di ipertensione e insufficienza respiratoria è stato sottoposto a PCI per STEMI e 2 DES nel 2019. In una recente visita di controllo, gli sono stati somministrati diversi farmaci per il cuore e gli è stato chiesto di sottoporsi a una tc cardio controllata. Gli esami del sangue hanno mostrato miglioramenti promettenti dopo tre mesi di trattamento, in particolare nei livelli di colesterolo e trigliceridi, anche se al paziente è stato consigliato un monitoraggio regolare.

Strategie terapeutiche e sfide cardiovascolari in un paziente anziano

Un uomo di 79 anni con un’anamnesi di infarto miocardico, rivascolarizzazione miocardica, angina da sforzo e ipertensione, tra le altre cose, mostra tolleranza alla terapia con acido bempedoico, finalizzata a mantenere le LDL sotto i 55 mg/dl. Nonostante l’intolleranza ad alcuni trattamenti, i suoi dati clinici indicano un significativo margine di miglioramento.

Placca aterosclerotica e colesterolo: tecnologia e clinica

Gli studi di “imaging” coronarico hanno dimostrato da tempo che un colesterolo delle LDL particolarmente basso e mantenuto nel tempo si accompagna ad una riduzione del volume delle placche aterosclerotiche; il che significa una riduzione delle stenosi arteriose provocate dalle placche stesse.
Questa regressione è risultata proporzionale alla riduzione del colesterolo delle LDL. Si tratta in definitiva della “regressione” della malattia, una richiesta che molto spesso viene fatta dai pazienti.
Un recente contributo sperimentale ha ulteriormente definito questo processo di regressione, che viene approfondito nel seguente articolo.

Cor Nostrum

Il congresso regionale COR NOSTRUM presso l’Auditorium del Rettorato dell’Università G. D’Annunzio è previsto per il 15-16 dicembre 2023. L’evento si concentrerà sul numero crescente di pazienti anziani con malattie croniche multiple. Verrà evidenziato il ruolo crescente degli specialisti in medicina interna nella gestione di questi casi complessi e nella ricerca di un’assistenza sanitaria economicamente vantaggiosa. Verranno esplorati vari aspetti delle malattie della medicina interna per una comprensione approfondita e un aggiornamento.

L’importanza dell’aderenza per il controllo della dislipidemia

L’ipercolesterolemia può avere cause genetiche o legate allo stile di vita, che contribuiscono ad aumentare la probabilità di sviluppare la malattia aterosclerotica e gli eventi cardiovascolari. Il profilo lipidico complessivo, che comprende i livelli di colesterolo, trigliceridi e lipoproteine, può aiutare a diagnosticare e gestire questa condizione. Le opzioni terapeutiche dipendono dalle specifiche alterazioni lipidiche e possono prevedere approcci farmacologici o procedurali. Tuttavia, l’aderenza alla terapia rimane un problema significativo, con solo il 39,4% dei pazienti che si attengono al trattamento nel 2019, secondo i dati AIFA.

Edoxaban può rispondere alle esigenze di pazienti con peso corporeo eccessivamente basso o elevato?

L’uso dei DOAC rispetto al warfarin è aumentato per motivi di praticità. Uno studio analizza l’efficacia e la sicurezza di edoxaban in soggetti con peso corporeo elevato. I risultati rivelano che edoxaban è una strategia preferibile sia per la popolazione in sovrappeso che per quella sottopeso, dimostrando un’efficacia paragonabile a quella del warfarin, una maggiore sicurezza e una riduzione degli eventi emorragici, a sostegno dell’approccio “one size fits all”. Saranno comunque necessari ulteriori studi per confermare questi risultati.

Conosci i tuoi numeri: le categorie del rischio cardiovascolare e gli obiettivi terapeutici per il colesterolo

Le malattie cardiovascolari e le coronaropatie sono le principali cause di morte prematura in Europa. L’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL riduce significativamente il rischio di mortalità e di infarto. Le linee guida ESC/EAS 2021 suggeriscono di utilizzare il sistema di valutazione SCORE per l’identificazione del rischio, sottolineando in particolare il suo approccio multifattoriale. I pazienti ad alto rischio richiedono una gestione del trattamento per i fattori di rischio presenti.

Attualità ed efficacia della Nota 13 Aifa

Un recente dibattito ha evidenziato delle critiche alla Nota 13 dell’AIFA. Ne è scaturito un sondaggio per cui la maggior parte dei medici (80%) non è d’accordo con la sua forma attuale, ritenendola superata rispetto alla medicina standard basata sull’evidenza, restrittiva nella pratica e per la prevenzione, e in generale inefficace nell’aiutare i medici. I partecipanti concordano sul fatto che il documento non è sufficientemente aggiornato e ostacola il processo di terapia individualizzata sollecitando un’evoluzione del documento in linea con le strategie terapeutiche innovative.

L’importanza di avere un farmaco efficace e maneggevole nel trattamento orale della dislipidemia

Nonostante l’introduzione di farmaci biologici come gli inibitori della PCSK9 e il siRNA inclisiran, il controllo del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL-C) rimane inadeguato in Europa e in Italia. Gli studi dimostrano che nuove molecole, come l’acido bempedoico, promettono di migliorare il controllo, soprattutto per i pazienti intolleranti alle statine. L’acido bempedoico inibisce la biosintesi epatica del colesterolo ed evita gli effetti collaterali muscolari negativi, rendendolo una valida alternativa per i pazienti intolleranti alle statine. Le combinazioni di trattamento che includono l’acido bempedoico hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDL, rendendolo un’importante aggiunta all’arsenale terapeutico.

Profilo di sicurezza dell’acido bempedoico: i risultati dello studio CLEAR outcome

L’acido bempedoico, sintetizzato chimicamente e approvato negli Stati Uniti, nell’UE, nel Regno Unito e in Svizzera, tratta efficacemente l’ipercolesterolemia. Viene assunto per via orale come pro farmaco, quindi attivato enzimaticamente, principalmente nel fegato. La sua approvazione si è basata sui risultati positivi di quattro studi di fase 3. L’acido bempedoico riduce l’LDL-C del 21,1% e gli eventi cardiovascolari avversi maggiori del 13%. Gli effetti collaterali includono modeste variazioni dei livelli ematici di creatinina e acido urico e una maggiore incidenza di calcoli biliari, probabilmente dovuta all’azione inibitoria sui trasportatori renali ed epatici.

Anziani: che fare?

La medicina è certamente una scienza in continua evoluzione e per questo motivo si rende necessario non solo l’aggiornamento dei medici, ma anche una costante rivalutazione delle informazioni scientifiche.
Un utile contributo a questo tipo di aggiornamento arriva da un recente lavoro epidemiologico, il Copenhagen General Population Study.

Il controllo ottimale della colesterolemia LDL

I vantaggi dell’associazione fissa tra farmaci ipolipemizzanti dotati di differenti meccanismi d’azione al fine di raggiungere e ridurre in maniera efficace il rischio cardiovascolare.
Il controllo dell’ipercolesterolemia LDL è decisamente insufficiente in Europa ed in Italia. Pertanto, è estremamente importante per la pratica clinica quotidiana poter valutare – al di fuori degli studi clinici controllati su vasta scala – l’effettiva appropriatezza prescrittiva ed il raggiungimento effettivo degli obiettivi terapeutici nella vita reale.

Colesterolo LDL e prevenzione primaria

La prevenzione primaria cardiovascolare resta ad oggi poco trattata dalle linee guida delle principali società scientifiche ed è ancora oggetto di diverse discussioni. Il medico pratico molto spesso si trova di fronte a pazienti sani per i quali è necessario prendere decisioni di medicina preventiva con interventi che possono andare dai semplici consigli “igienico-dietetici” fino all’uso di farmaci. Per questa tipologia di pazienti le linee guida classiche fanno riferimento al calcolo del rischio cardiovascolare e forniscono suggerimenti non sempre facilmente applicabili.

Acido bempedoico ed outcome cardiovascolari nei pazienti intolleranti alle statine

Damiano D’Ardes, Ilaria Rossi, Alessia Cipollone, Riccardo Mattia Ricciardi, Francesco CipolloneIstituto di Clinica Medica, Università “G. d’Annunzio” Chieti Un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista del New England Journal of Medicine (1) ha provato a fare chiarezza sull’effetto dell’acido bempedoico sugli outcome cardiovascolari. I ricercatori autori del paper hanno condotto uno studio randomizzato coinvolgendo pazienti che non assumevano statine per riferita intolleranza ed erano però ad alto rischio cardiovascolare. I […]

Esercizio fisico e malattie cardiache

L’ipotesi che l’esercizio di resistenza a lungo termine possa portare a un aumento paradossale dell’aterosclerosi coronarica è stato nuovamente sollevato da un recente studio. Nello studio Master@Heart, gli atleti che avevano svolto lavoro di resistenza per tutta la vita, avevano più placche coronariche, comprese più placche non calcificate, rispetto a individui in forma e sani con un profilo di rischio cardiovascolare altrettanto basso.

Lipoproteina (a) e calcio coronarico: fattori di rischio

Possono essere utili i risultati di un recente studio che ha valutato in soggetti sani quale sia il ruolo di Lp(a) e del calcio coronarico quali fattori indipendenti di rischio vascolare. Lp(a) è un parametro geneticamente determinato: può bastare una sola determinazione nella vita di un paziente, in quanto le sue variazioni (anche per effetto dei farmaci) sono per lo più modeste. Il calcio coronarico è un marcatore molto specifico di progressione di aterosclerosi

Aterosclerosi: una crono-storia (lipidica)

In questo articolo il Prof. Manzato riassume brevemente la cronostoria della ricerca sulle malattie cardiovascolari, dalle mummie egizie ai giorni nostri.
Il fine è quello di non dimenticare mai come la ricerca scientifica sia un processo in continua evoluzione e di come sia un compito imprescindibile del medico quello di mantenere una formazione costante per il beneficio dei propri pazienti.

Lipoproteina (a): considerazioni biochimiche e analisi degli studi

Quanto incide la Lipoproteina(a) sul rischio cardiovascolare? Identificata da Kare Berg all’inizio degli anni Sessanta, la lipoproteina(a) è una glicoproteina simile al plasminogeno e sintetizzata dal fegato. È costituita dal legame tra l’apolipoproteina (apo)B e la glicoproteina apo(a) ed ha una bassa densità simile a quella della lipoproteina LDL, dalla quale si differenzia appunto per la presenza di apo(a). Apo(a) è caratterizzata da ripetizioni di una struttura insolita detta ‘kringle’ […]

Sulle statine e sull’acido bempedoico

   Il controllo del rischio cardiovascolare nel paziente ipercolesterolemico richiede, oltre ad un deciso intervento sullo stile di vita, anche il ricorso alla terapia farmacologica.    Il classico armamentario farmacologico contro l’ipercolesterolemia, costituito a lungo dai soli inibitori della idrossimetilglutaril-coenzima A (HMG-CoA) reduttasi, più semplicemente noti come statine, nonché da ezetimibe, è stato recentemente arricchito da numerose molecole, quali gli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (PCSK9) [1]. Altri […]

Arteriopatia periferica: opportunità perse

Concentrando l’attenzione sul distretto coronarico si è persa di vista una caratteristica fondamentale della malattia aterosclerotica, che è quella di essere una malattia polidistrettuale, che interessa diffusamente le arterie. Più recentemente rispetto al distretto coronarico sono stati valutati gli effetti dannosi del colesterolo e gli effetti benefici della terapia ipolipidemizzante anche in altri distretti arteriosi, in particolar quello cerebrale e quello periferico.

La placca: regredisce?

I progressi nelle tecniche di imaging medico hanno portato a risultati promettenti nel trattamento della costrizione arteriosa causata dalle placche aterosclerotiche. In precedenza, la medicina poteva puntare solo alla stabilizzazione, ma i risultati recenti suggeriscono che sono possibili sia la stabilizzazione che la regressione. Il monitoraggio dell’evoluzione della placca aiuta ad adattare gli interventi specifici, soprattutto la riduzione del colesterolo LDL attraverso modifiche della dieta/stile di vita o alcuni farmaci. Pertanto, si può ora offrire un cauto ottimismo riguardo alla possibile regressione della placca aterosclerotica, a condizione di una decisa riduzione delle LDL.

La terapia statinica

Il controllo del rischio cardiovascolare nel paziente ipercolesterolemico richiede, oltre ad un deciso intervento sullo stile di vita, anche il ricorso alla terapia farmacologica. Le statine riducono significativamente il rischio di eventi fatali e non fatali ma vi sono rischi d’interruzione della terapia per via dell’intolleranza alle stesse, che coincide largamente con la comparsa di sintomi muscolari.

Mancate aderenza e persistenza in terapia delle malattie cardiovascolari

Il decremento della mortalità successiva all’introduzione delle terapie antiipertensiva, ipoglicemizzante ed ipocolesterolemizzante ed all’uso degli antiaggreganti piastrinici sembra essersi stemperato nel tempo, mentre appare lo spettro di una anticipazione degli eventi cardiovascolari, anche prima della sesta decade. La prevenzione delle malattie cardiovascolari dovrebbe essere maggiormente spinta, sia in termini di ampiezza della popolazione trattata che di intensità ed obiettivo del singolo trattamento, anche se molti elementi fanno sospettare che le terapie preventive non siano sempre usate come dovrebbero dal singolo paziente.

Aterosclerosi sub-clinica: qualche informazione in più

Lo studio PESA è uno studio longitudinale effettuato su 4184 dipendenti di una banca volto ad esaminare i parametri biologici e comportamentali associati con lo sviluppo della aterosclerosi sub-clinica.
Attraverso le analisi, condotte con tecniche di imaging cardiovascolare ormai molto diffuse, si indaga sugli esordi della malattia aterosclerotica in una coorte di individui (63% uomini e 37% donne) di età mediamente adulta in soggetti a basso rischio.

Cosa sono le coronaropatie

Le coronaropatie, o malattie coronariche, sono anche chiamate cardiopatie ischemiche. Si sviluppano quando le arterie coronarie non riescono a fornire abbastanza sangue ricco di ossigeno e sostanze nutritive al cuore.
Cosa provoca le coronaropatie? E quali sono (se ci sono) i sintomi?
Approfondiamo questo argomento leggendo l’articol

Acido bempedoico e trattamento dell’ipercolesterolemia familare eterozigote

   L’ipercolesterolemia familiare eterozigote (HeFH) è un disordine ereditario del metabolismo lipidico,  determinato generalmente da una mutazione allelica singola e caratterizzato da un incremento precoce e consistente del colesterolo circolante veicolato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL) (1).     Le manifestazioni cliniche determinate dalla mutazione e, ne consegue, dall’elevazione della LDL colesterolemia sono estremamente rilevanti, con comparsa di malattia aterosclerotica – anche fatale – nei casi più gravi fin dalle prime due decadi […]

Diabete e colesterolo: che fare?

Nonostante i notevoli passi avanti fatti negli ultimi anni le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morbilità e mortalità nei pazienti diabetici. La Società Americana di Diabetologia all’inizio di ogni anno pubblica un aggiornamento dei cosiddetti “Standard di cura del diabete”. Vediamo cosa fare

Colesterolo & Evoluzione

Il Prof. Andrea Poli tratta un interessante punto di vista in merito al tema della gestione del colesterolo: come mai l’evoluzione umana ha “permesso” che vi fosse un fattore di rischio così importante con l’incedere dell’età? Come mai il corpo umano non ha provato a limitarne i danni? In considerazione delle possibili complicanze, il colesterolo può essere considerato un problema per la nostra specie? Prima parte Seconda Parte

L’eleggibilità all’associazione fissa ipolipemizzante/antipertensiva

La presenza combinata di ipertensione e ipercolesterolemia è stata ampiamente associata ad un incremento significativo dell’incidenza di complicanze cardiovascolari. Nonostante evidenze indichino come un regime politerapico con farmaci antipertensivi e ipolipemizzanti possa essere efficace nel ridurre l’insorgenza di eventi cardiovascolari, diversi studi hanno mostrato una quota non ottimale di pazienti trattati in modo appropriato con tali terapie.

Pemafibrato: il primo attivatore selettivo del PPAR-α

I fibrati attivano i PPAR-α, recettori ormonali nucleari epatici, che fungono da fattori trascrizionali regolati anche da acidi grassi e loro derivati. L’attivazione dei PPAR-α (i) aumenta la produzione della lipasi lipoproteica e dell’apolipoproteina A-V e diminuisce i livelli plasmatici di apoCIII. I PPAR-α possono anche essere coinvolti nell’omeostasi glucidica, nell’infiammazione, e nella funzione vascolare