Trombosi e vaccini Covid-19, cosa sappiamo

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L’opinione pubblica ha reagito, ci sono state e ci sono ancora disdette nei centri vaccinali per determinate case farmaceutiche. Perché si è affrontato il tema legato alla relazione tra trombosi e vaccini Covid 19. Vale a dire quella che ad oggi è la migliore arma per sconfiggere la pandemia attivata dal virus Sars-CoV-2.

Si tratta di una reazione immotivata? Cosa sappiamo rispetto alle reali cause che possono portare a una connessione tra casi di trombi e inoculazione del vaccino? Anticipiamo la risposta citando una fonte ufficiale, info.vaccinicovid.gov.it:

“I vaccini vengono autorizzati solo dopo un’attenta valutazione del profilo di sicurezza in base agli studi effettuati nella fase di sperimentazione. In ogni caso il profilo di sicurezza verrà continuamente monitorato anche dopo l’autorizzazione”.

Ci troviamo in una situazione di estrema emergenza e le procedure per raggiungere un risultato adeguato, da parte delle case farmaceutiche (le famose e temute Big Pharma) e della ricerca scientifica, hanno raggiunto un’eccellenza mai registrata. 

Così oggi abbiamo diversi vaccini per contrastare il Covid-19. Ma ci sono anche dei casi di trombosi che spaventano. Come comportarsi in questi casi? Cosa sapere?

Cos’è la trombosi, un chiarimento

Prima di capire se c’è una relazione tra trombosi e vaccini per il Covid-19 bisogna chiarire un punto: come si comporta questo evento e in cosa consiste esattamente.

La trombosi arteriosa o venosa è una patologia che chiama in causa dei coaguli di sangue (trombi) composti da piastrine, globuli rossi e bianchi. Questi elementi possono ostacolano il flusso del sangue e provocare eventi traumatici.

Questo avviene quando il grumo di sangue, il trombo, ostacola il flusso di un’arteria principale togliendo ossigeno a organi fondamentali. E causando ictus, infarti o anche cancrena di un arto. Sono soggetti a trombosi persone di età avanzata, obese, individui interessati da interventi di chirurgia ma anche donne in gravidanza.

Il vaccino per il Covid ha portato a qualche evento di trombosi?

Nei primi mesi del 2021 si sono manifestati alcuni casi di trombosi dopo l’avvenuto vaccino Astrazeneca. Un evento che ha portato l’EMA ad approfondire l’accaduto. Con un comunicato stampa, l’agenzia europea del farmaco ha concluso che 

”The benefits of the vaccine in combating the still widespread threat of COVID-19 (which itself results in clotting problems and may be fatal) continue to outweigh the risk of side effects”.

i benefici del vaccino nel combattere la minaccia ancora diffusa del Covid-19 continuano a superare il rischio di effetti collaterali. Nello specifico si ricorda che il vaccino non è associato ad un aumento del rischio complessivo di coaguli di sangue.

Photo by Steven Cornfield on Unsplash

Però il vaccino può essere associato a casi molto rari di coaguli di sangue associati a trombocitopenia e coaguli nei vasi che drenano il sangue dal cervello (CVST). Risultati simili sono stati registrati per per il vaccino Johnson & Johnson (Janssen), ma l’EMA aggiunge un dettaglio importante per approfondire l’argomento:

“One plausible explanation for the combination of blood clots and low blood platelets is an immune response, leading to a condition similar to one seen sometimes in patients treated with heparin called HIT”.

Una spiegazione potrebbe essere quella legata alla risposta immunitaria che porta a una condizione simile a quella dei pazienti trattati con eparina chiamata trombocitopenia indotta da eparina (HIT). Sarà compito della ricerca approfondire.

Come si sono presentati i casi?

Sempre un comunicato EMA chiarisce che questi eventi rari si sono palesati entro 2 settimane dalla vaccinazione soprattutto in donne di età inferiore a 60 anni. 

I numeri: su circa 20 milioni di persone vaccinate nel Regno Unito si registrano 7 casi di coaguli di sangue in più vasi sanguigni e 18 casi di sindrome CVST.

Cosa fare nel caso in cui si manifesti un evento?

Photo by Mufid Majnun on Unsplash

Anche se parliamo di eventi assolutamente rari, c’è anche un protocollo da seguire per evitare particolari problemi. In primo luogo sappiamo che bisogna sempre contattare il medico curante alla comparsa di qualche sintomo riconducibile a:

  • Forti mal di testa.
  • Gonfiore alle gambe.
  • Fiato corto.
  • Dolore al petto.
  • Dolori addominali.
  • Macchie di sangue.
  • Vista offuscata.

A tal proposito abbiamo la comunicazione del Sistet, Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi, che ci aggiorna proprio sulle tecniche necessarie:

“Si ribadisce la raccomandazione alla immediata segnalazione ad AIFA di questi eventi trombotici rari, con particolare attenzione alla loro caratterizzazione di sede e all’andamento della piastrinopenia”.

Tempestività è la parola d’ordine. Non bisogna sottovalutare gli eventi e, per estrema sicurezza, avere sempre un riferimento medico per comunicare immediatamente eventuali effetti collaterali fuori dalla norma degli effetti più comuni del vaccino.

Cosa possiamo fare prima del vaccino?

La soluzione migliore: parlare con il proprio medico di base e seguire tutte le indicazioni necessarie per comunicare con le istituzioni con chiarezza e precisioni. 

C’è bisogno di una relazione completa e puntuale delle cardiopatie, delle malattie debilitanti e di tutto ciò che potrebbe interessare il medico in fase di vaccinazione. 

Ad esempio, la www.fcsa.it suggerisce che la vaccinazione è adeguata per chi segue trattamenti anticoagulante, però ci possono essere delle indicazioni nel caso in cui ci sia l’assunzione di un farmaco DOAC o un’eparina. L’importante è documentarsi e approfondire con un medico in modo da gestire la propria condizione.

Se necessario chiedere la possibilità di portare una relazione, dei documenti che accertano le terapie o le sindromi, una persona in grado di aiutare i più anziani o i diversamente abili per relazionare chi dovrà inoculare il vaccino. Ovviamente prendendo nota di qualsiasi effetto collaterale, anche lieve, e di come comportarsi.

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