L’unione fa la forza

La farmacologia clinica ha da tempo insegnato che l’uso combinato di più di un farmaco, in particolare quando i farmaci impiegati hanno meccanismi di azione diversi ma complementari, ha molti vantaggi rispetto all’uso di un singolo farmaco. Vantaggi che si concretizzano soprattutto in una migliore efficacia con un minore carico di effetti collaterali.

Questa modalità di intervento è già da tempo utilizzata nel trattamento dell’ipertensione arteriosa ed è entrata anche nelle relative linee guida. Per quanto riguarda la terapia ipolipidemizzante abbiamo vissuto per diversi anni un monopolio quasi incontrastato delle statine, che restavano l’unica efficace classe di farmaci in grado di ridurre sostanzialmente il colesterolo delle LDL. Fino all’arrivo di ezetimibe. Con ezetimibe si è aperta la possibilità di una terapia combinata ipocolesterolemizzante che si faceva forza sulla complementarietà del meccanismo di azione di due farmaci.

La attuale disponibilità dell’acido bempedoico allarga il paniere di questo gruppo di farmaci: si tratta di un profarmaco che viene attivato dopo la combinazione nel fegato con l’acetil-coenzima A; la forma attivata dell’acido bempedoico inibisce nel fegato la ATP citrato-liasi, un enzima presente nella via metabolica della sintesi del colesterolo a monte dell’HMG-CoA reduttasi (bersaglio delle statine).

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