I vaccini, uno strumento di prevenzione

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Di vaccini si è ultimamente tornati a parlare molto in Italia e il tema è di nuovo emerso nel discorso politico e popolare per via dei vaccini anti-COVID-19.
Un tempo obbligatori per i bambini, il dibattito divergente generatosi nei paesi occidentali ha portato oggi alla nascita di movimenti “No Vax”, cioè “antivaccinisti”, e “freeVax”, cioè critici con le vaccinazioni e per la facoltà di scegliere se vaccinarsi o meno.

Ma che cos’è realmente un vaccino e perché è importante vaccinarsi?

Origine dei vaccini

Un paziente si sottopone alla vaccinazione contro l’influenza suina nel 1976 ©Getty images

Il termine vaccino prende il nome dalla prima pratica di profilassi preventiva scoperta al mondo. Nel 1796 Edward Jenner, un medico britannico del XVIII secolo, notò come le fattrici che lavoravano con le mucche tendevano a non ammalarsi di vaiolo, allora una malattia mortale e largamente sfigurante per i sopravvissuti.

I suoi studi, iniziati ben 14 anni prima delle prime inoculazioni vaccinali, gli permisero di capire che i mungitori che venivano affetti dal vaiolo bovino riuscivano a superare la malattia del vaiolo umano senza sintomi gravi. Attraverso molti studi e varie sperimentazioni il Dr. Jenner riuscì dunque a scoprire che inoculando in soggetti sani sangue (o addirittura PUS) di persone già immunizzate dal vaiolo bovino, questi potevano essere protetti dal vaiolo umano.
Tale scoperta venne quindi analizzata ed inviata alla Royal Society, ma per lungo tempo fu rifiutata perché poco ortodossa rispetto ai metodi di cura precedentemente seguiti.

A seguito della stesura di un libro scientifico sull’argomento, finalmente, cominciò la pratica della vaccinazione, che portò al sorprendente risultato, quasi due secoli dopo i primi studi, della completa eradicazione del vaiolo umano. Ecco dunque spiegata la nascita del termine vaccino, anzi, della traslazione del termine da aggettivo -di animale bovino- al sostantivo indicato come trattamento immunitario.

L’importanza dei vaccini contro le malattie

Un vaccino, quindi, attiva il nostro sistema immunitario senza farci ammalare, in modo che molte malattie infettive pericolose possano essere prevenute.

Photo by AronPW on Unsplash

Fin dalla nascita il nostro organismo è continuamente esposto a virus, batteri e altri microbi, di cui la maggior parte pericolosa, perché può provocare malattie.

Se contraiamo una malattia, il nostro sistema immunitario innesca una serie di risposte per neutralizzare i microbi e limitarne gli effetti nocivi. La stessa esposizione a questa malattia spesso ci rende immuni, quindi non la contrarremo più, perché il sistema immunitario riconosce quel virus.

Lo scopo dei vaccini è ottenere questa immunità senza rischiare di contrarre la malattia. Il vaccino è un preparato biologico che contiene, anche se in minima parte, un microbo indebolito, attenuato, o anche un suo antigeno, così da “insegnare” al sistema immunitario a riconoscerlo, così da attivarsi senza farci ammalare in presenza di quel virus.

Esistono alcune pericolose malattie infettive che possono essere prevenute in modo semplice ed efficace grazie alla vaccinazione, che in alcuni casi può fornire protezione per tutta la vita, mentre per altre malattie gli effetti del vaccini diminuiscono dopo alcuni anni e sono quindi necessarie dosi di richiamo.

Come funzionano i vaccini nel corpo?

Nel caso del primo vaccino del Dr. Jenner – o del vaccino contro la poliomielite scoperto dal Dr. Sabin (altro caposaldo della profilassi medica dei nostri tempi)- il vaccino consisteva nell’inoculazione di un virus attenuato all’interno del corpo dell’ospite. Oggi, sebbene con enormi progressi rispetto alle prime vaccinazioni, è ancora in uso la pratica di inoculare versioni attenuate del virus che si vuole combattere, ma accanto a questo metodo si sono sviluppati sistemi. È il caso dell’utilizzo di virus di altre specie innocue per l’essere umano come vettore delle proteine dei vaccini da utilizzare, oppure l’impiego di vaccini a base di mRna oggi utilizzati dalle aziende Pfizer-BioNtech e Moderna per la preparazione dei vaccini anti covid-19.

Un vaccino, dunque, è un prodotto biologico che contiene agenti infettivi virali indeboliti, uccisi, o resi inattivi o anche componenti di microrganismi o proteine sintetiche.

Quando i principi attivi del vaccino incontrano il sistema immunitario del corpo, questo produce cellule immunitarie e anticorpi che riconosceranno il vero microbo. In presenza della malattia si innesca subito una risposta immunitaria adeguata e prolungata che la previene.

Sicurezza dei vaccini: quanto è sicuro vaccinarsi?

Un vaccino è un farmaco e, prima che sia immesso nel commercio e reso disponibile ai pazienti, viene testato in laboratorio e questo processo può richiedere anche diversi anni.

Pratiche vaccinali in USA – Photo by CDC on Unsplash

Dopo le analisi cosiddette in vitro, cioè in laboratorio, la sperimentazione dei vaccini inizia in vivo con test su animali e successivamente su volontari, inizialmente da 20 a 100 volontari.
I test devono rispondere a una serie di domande:

  • È sicuro il vaccino per la salute delle persone?
  • Quale dose funziona meglio?
  • Come reagisce al vaccino il sistema immunitario?
Gli step da superare

In poche parole la sperimentazione dei vaccini deve stabilirne sia l’efficacia, cioè la sua effettiva risposta immunitaria, sia la sicurezza e innocuità.
Tutto il processo di sperimentazione si sviluppa quindi in tre fasi, a cominciare dalle poche decine della sperimentazione iniziale fino alle decine di migliaia di volontari arruolati nella terza fase di valutazione sperimentale.
Gli stessi trial vengono svolti attraverso la pratica del doppio cieco, ossia con la divisione dei volontari in due gruppi e l’inoculazione del vaccino ad un gruppo e di un placebo (una sostanza innocua) ad un altro, senza che gli scienziati possano sapere a chi viene vaccinato il preparato e a chi il placebo. Lo scopo di questo tipo di analisi è quello di chiarire se effettivamente il vaccino porta dei benefici validabili rispetto ad una soluzione innocua senza che possano esserci interventi da parte degli scienziati atti a sofisticare i risultati.

Quando tutti i test hanno dato risultati soddisfacenti, viene infine inviato un dossier relativo al vaccino alle autorità competenti – l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e l’Ema (European medicines agency) – per ottenerne il nulla osta per la sua commercializzazione. La stessa pratica avviene negli Stati Uniti con l’FDA (food and drug administration).
Qualora gli enti certificatori abbiano dato il loro assenzo alla commercializzazione, il vaccino viene quindi immesso sul mercato cominciando la cosiddetta fase quattro, ossia la verifica puntuale dell’andamento del piano vaccinale e supervisione di eventuali reazioni avverse (indolenzimento dell’area in cui è stata effettuata la vaccinazione, febbre, eventi allergici etc..)

Il Calendario vaccinale, ovvero: quando vaccinarsi?

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale ha creato un calendario vaccinale, ossia un elenco di 10 vaccinazioni obbligatorie (dalle 4 precedenti) da 0 a 16 anni:

  • anti-poliomielitica,
  • anti-difterica,
  • anti-tetanica,
  • anti-epatite B,
  • anti-pertosse,
  • anti-Haemophilus tipo b,
  • anti-morbillo,
  • anti-rosolia,
  • anti-parotite
  • anti-varicella.

In più sono state create delle categorie di pazienti per le vaccinazioni gratuite offerte dal Servizio sanitario nazionale (SSN): bambini da zero a 6 anni, adolescenti, adulti e categorie a rischio.

Esistono inoltre alcune vaccinazioni facoltative che possono essere inoculate (spesso su infanti o bambini) mediante il pagamento di un ticket sanitario. È il caso ad esempio del vaccino anti meningite virale.

Vaccinazione antinfluenzale: perché è importante oggi

Questo vaccino è gratuito per i pazienti a rischio di complicanze e è raccomandata per bambini e persone oltre i 60-64 anni. In questo periodo pandemico – in cui appunto, oltre a circolare il virus SARS-CoV-2, circola anche il virus influenzale – il vaccino antinfluenzale riveste ancor più un ruolo di importanza: data la somiglianza dei sintomi del COVID-19 e dell’influenza, con la vaccinazione si potranno semplificare sia la diagnosi sia la gestione dei pazienti sospetti di aver contratto il COVID-19. Inoltre, diversi studi riportano come la vaccinazione anti-influenzale, sebbene non specifica per il virus Sars-CoV-2, possa aiutare il sistema immunitario del vaccinato a combattere un’eventuale infezione da Covid-19

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